giovedì 12 gennaio 2012

L'orchestrina

Ho frequentato una scuola media a orientamento musicale e andarci mi piaceva davvero tanto. Mi avevano fatto un test attitudinale ed ero stata assegnata alla classe di pianoforte. All'inizio ero felice: mi impegnavo, facevo esercizio un'ora al giorno e non mi pesava, ma poi, ad un certo punto, l'insegnante di pianoforte mi ha fatto chiaramente capire che ero scarsa. Punto. Sei scarsa. Non sarai mai come la tua compagna Anna, che in più è pure simpatica, carina, bionda e con gli occhi azzurri. 
Le ingiustizie della vita. 
Alla fine dei tre anni odiavo il pianoforte, mi faceva venire l'ansia, e ogni benedetta settimana uscivo dall'aula con un senso, non troppo vago, di frustrazione e umiliazione addosso.
Ora il mio pianoforte serve da appoggio per i giocattoli nella cameretta della Isa e attende tempi migliori.
Fabio invece è un vero appassionato di chitarre, nonostante l'insofferenza palese che i suoi genitori hanno sempre dimostrato: suona in un gruppo, prende lezioni e ha un discreto "parco strumenti", appeso in bella mostra sopra al nostro divano, al posto dei quadri o dei poster. Inoltre periodicamente arriva qualche amplificatore, qualche cassa, che poi spariscono, scambiati con altro.
Nonostante le mie frustrazioni musicali da mediocre esecutrice, sono convinta che la musica sia fondamentale nella vita di ciascuno e che sia un peccato non coltivare questo interesse. In generale, avere interessi ci tiene lontani dal senso di solitudine che ogni tanto fa capolino e quindi sto cercando di regalare a mia figlia questo per il suo futuro: una passione, un interesse, che possa accompagnarla nei giorni più belli e in quelli peggiori. Così, appena le salta in mente qualcosa da fare, cerco di assecondarla e di non "smontarla" mai.
Ogni volta che accompagniamo Fabio in qualche negozio di strumenti, passiamo il nostro tempo davanti alla vetrina dei flauti e allo scaffale delle percussioni, cercando i nomi degli strumenti meno consueti: abbiamo una discreta collezione di tamburelli, maracas, nacchere e kazoo, che poi usiamo a casa facendo improbabili concertini. 
La musica è un linguaggio innato, che ci appartiene da quando sentiamo per la prima volta risuonare il battito del cuore nella pancia di nostra madre. Non deve essere un'imposizione, un ricatto, qualcosa che ci mette alla prova misurando il nostro valore: suonare in tedesco si dice spielen, in inglese play, cioè giocare, e noi a casa nostra giochiamo con la musica, cantando, suonando, facendo filastrocche cretine.
La settimana scorsa la Isa mi ha chiesto una fisarmonica...una richiesta originale per una bambina di cinque anni, che quindi valeva la pena accontentare: fortunatamente esistono molti strumenti musicali per bambini a prezzi decisamente ragionevoli, e così oggi l'ho accontentata. Il denaro usato per comprare libri e strumenti non è mai sprecato e ancora di più l'ho pensato vedendola suonare le sue melodie sconclusionate, facendo piroette in mezzo alla cucina.

1 commento:

  1. Suonare è un piacere per l'anima, che si tratti di un paio di nacchere giocattolo o di un clavicembalo. Spero tanto che Isabella coltivi la passione per uno strumento
    Fabio

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