lunedì 21 maggio 2012

Diventare improvvisamente ricchi.

Rob in un momento di meditazione Zen
E' di qualche giorno fa la notizia secondo la quale il Governo vorrebbe tassare il possesso di animali domestici in quanto beni di lusso. Una proposta che ogni tanto salta fuori e che poi viene frettolosamente ritirata.
Non sapevo che il mio gatto, domiciliato a casa mia, ma residente in strada dalla mattina alla sera, mi rendesse una detentrice di beni di lusso. Mio zio Pierino aveva un esotico canarino o pappagallino, ora non ricordo, ma viveva nelle case popolari di via Vespri Siciliani...stai a vedere che era un evasore totale con i conti in Svizzera e io non lo sapevo! Beh, visto che basta così poco per sentirsi ricchi, abbiamo allargato la famiglia e ci siamo presi un bel criceto.
Ovviamente non abbiamo preso il solito criceto pacifico e giuggiolone, facile da addomesticare...macchè, troppo semplice! Abbiamo preso un Roborosky, che credo sia quello più piccolo in circolazione, più fifone, più veloce nel correre e fuggire a nascondersi. La Isa ha investito tutto il suo salvadanaio per l'acquisto della ferrari delle gabbiette, tutta in plexiglas con tubo esterno a gomito, e qui in effetti abbiamo un chiaro esempio di bene di lusso. Quando siamo tornati a casa con il nostro tesoretto ci siamo trovati di fronte a svariati imprevisti:
1) il criceto, ribattezzato Rob Orosky, che per analogia con la nota pornodiva è diventato Rob Orlowsky, è fuggito due volte, arrampicandosi sulle nostre mani e lanciandosi da altezze per lui improponibili.
2) Trovare un criceto nascosto nella cameretta di una bambina di 5 anni richiede lo smontaggio completo e trasporto in altra stanza della suddetta cameretta, e questa operazione, eseguita alle 22 della domenica sera, è un filo snervante.
3) I gatti a volte interpretano l'arrivo di un altro animale come se si trattasse di un fratellino più piccolo e te la fanno pagare per questo.
A Ozzy sono venute le crisi di gelosia. E' risaputo che il nostro gatto più che un gatto è un cane, anzi, un essere umano, per essere precisi, direi un adolescente. Prima di tutto ha cercato di scassinare la gabbietta, poi, vinto dalla resistenza del polimetilmetacrilato, ha iniziato a osservare l'intruso in attesa del momento migliore per aggredirlo. Era sempre in giro a caccia di topi, ma ora perchè uscire se il topo è in casa? Solo che è una sofferenza vedere la bimba che fino a ieri ti ha vessato, ti ha attaccato la carrozza della Barbie al collare, ti ha obbligato a dormire con lei sotto le coperte, perdere il suo tempo a dare semini ad un topo. Come fare a riconquistarla? Ecco l'idea! Acchiappi un uccellino, ti intrufoli in casa e glielo porti in dono fino quasi sul letto! Peccato che quella brutta grassona di sua madre ti blocchi con la scopa e ti separi dalla tua amata così...bastava così poco, pochi centimetri....
Ovviamente questo è successo sempre domenica sera, dopo aver rimontato la cameretta.
Insomma, a me non sembra che i miei animali siano un bene di lusso dal punto di vista economico: sono un lusso per la mia pazienza, questo è certo.
Tutto questo capitalismo è stressante, mi sento oberata dalla mia ricchezza animalesca: mi sa che stanno meglio i poveri, quelli che sono meno ingordi di me e delle vecchiette col bastardino a salsiccia che girano per Villapizzone. Loro si accontentano della barchetta e della villetta. Mi sa che è più giusto che continuo a pagare io le tasse e non loro, è giusto che me ne mettano una in più se sono così ricca da avere un gatto e un criceto.

venerdì 4 maggio 2012

Non chiamateli anziani...

La nuova frontiera dell'emigrazione: la festa di compleanno via Skype
I miei genitori hanno in due l'età dell'Italia unita. Sono curiosi, si tengono aggiornati, ma quanto a innovazioni tecnologiche si sono fermati al telecomando. Da anni immemori girano per casa loro alcuni schemi dettagliati, miniati  da noi tre figli (mio padre è molto esigente in materia di rappresentazioni grafiche), per comprendere il misterioso funzionamento dei tasti play e rec e il recondito significato della freccetta singola e delle doppie freccette.
Hanno un video registratore e un lettore dvd che giacciono inutilizzati da qualche parte e ogni tanto devo fare consulenza telefonica quando c'è qualcosa che non va nello stereo.
Di solito il problema dipende dal recondito significato e dal misterioso funzionamento di cui sopra.
La loro frustrazione maggiore era quella di non saper usare Skype per poter chiacchierare con mio fratello in Germania e per vedere il nipotino lontano: generalmente una volta a settimana organizzavo a casa mia uno Skype party per loro, in cui potevano fare esercizi di lallazione con mio nipote e assillare mio fratello e mia cognata con domande accavallate e un po'ansiose. Non potevamo comprare loro un computer: il grosso ostacolo era costituito dal fatto che per loro sarebbe stato un attrezzo concettualmente inavvicinabile.
Se hai problemi col tasto play, come puoi affrontare Ctrl+Alt+Canc?
Due settimane fa mio fratello, mia sorella ed io, dopo aver visto nostra madre depressa a causa della lontananza dal nipotino, abbiamo decretato che Skype installato su un IPad poteva alleviare le sue sofferenze. Poi abbiamo acceso dei ceri votivi, abbiamo sacrificato montoni a Zeus, io mi sono beccata il bastoncino più corto e quindi sono stata incaricata ufficialmente di acquistare l'aggeggio e, soprattutto, spiegare a mamma e papà il suo funzionamento.
Non avete idea degli schemi che ho fatto, con fedele riproduzione dello schermo, suddivisi per singola App, ma là per là c'è stato solo un tiepido benvenuto un po'imbarazzato, dei "ma noi siamo anziani, cosa vuoi che ne capiamo". L'IPad è stato messo a nanna in carica (a casa dei miei ogni oggetto corredato di caricabatterie viene tenuto in religiosamente in carica almeno 12 ore al giorno) e noi ce ne siamo andati a casa con le pive nel sacco.
L'indomani sono iniziate le tempeste tecnologiche di mail, messaggi, telefonate: con la frase "provate, tanto se ci smanettate un po' mica si rompe" avevamo scatenato l'uragano. In breve, nel giro di una settimana hanno imparato autonomamente a mandare messaggi, mail, navigare su internet, leggere i quotidiani on line, guardare i video (non se ne perdono uno) sulla versione per IPad del Corriere o di Repubblica e ascoltare musica su youtube.
La Isa ha insistito con la nonna per scaricare Cut the Rope e Fruit Ninja e le ha insegnato a giocare: mia mamma, dopo un iniziale disinteresse, ha decretato entusiasta che Cut the Rope tiene la mente più sveglia rispetto alla Settimana Enigmistica.
Su Skype hanno ancora in sospeso la richiesta di contatto di una certa Brenda Collins, ma di certo loro, i paladini del "non accettare caramelle dagli sconosciuti", sapranno come difendersi.

martedì 24 aprile 2012

168, l' anteprima dell'inferno

Mi piace moltissimo la cucina cinese. Dai tempi non sospetti in cui adavo con i compagni delle medie al mitico ristorante "Hu Luigi" di via Giambellino, appena posso mi concedo un involtino primavera o gli spaghetti di riso. Alcuni amici e conoscenti mi hanno parlato di un ristorante con la formula all you can eat in v.le Jenner a Milano, il 168, decantandomene la qualità, l'abbondanza e la cura degli arredi.
Ecco, probabilmente questi amici e conoscenti hanno dei seri problemi a tutti e cinque i sensi, hanno la mente obnubilata dal magnetismo solare, o, semplicemente, hanno dei gusti molto diversi dai miei.
Qui, io e Fabio abbiamo avuto un assaggio di un girone infernale a vostra scelta, visto che ce n'era per tutti i gusti.
Innanzitutto il colpo d'occhio: domenica a pranzo, folla variegata e variopinta alla ricerca del low cost e della pancia piena, che, come tante formiche, scorre lungo banconi colmi di cibo. Piatti con piramidi alimentari complete, equivalenti a 3 pasti tradizionali per quantità (e questo è solo il primo giro!) tra le mani di uomini corpulenti e donne altrettanto corpulente di ogni età.
Aspettiamo qualche minuto che si liberi un tavolo (sono circa 400 coperti e non c'era un buco libero alle due del pomeriggio), poi un solerte cameriere madrelingua cinese ci fa strada tra la folla in attesa ai banconi dove viene cotta la carne in diretta: lui cammina con passo svelto, noi tentiamo di stargli dietro facendo schivare gomitate in testa alla Isa. Ad un certo punto lo perdiamo di vista, ma ecco che riemerge, solo che noi abbiamo dimenticato la bussola e il navigatore satellitare, quindi fatichiamo ad orizzontarci all'interno del locale strapieno.
Ci sediamo e siamo già pentiti. Molto pentiti. Non siamo schizzinosi, abbiamo mangiato ovunque, dalla bettola pane e salame al ristorante elegante, con standard di pulizia da "gatto sull'affettatrice" fino a "presidio medico chirurgico", ma il 168 è altro. E' un osservatorio sui meccanismi più reconditi dell'animo umano e sulle conseguenze di un mercato "alla cinese", cioè quantità versus qualità. Se siete reduci da una giornata di lavori edili in cima ad un'impalcatura, coronata da due ore di corsa in salita, allora probabilmente la vostra fame può giustificare un pasto in questo ristorante: annebbiati dal brontolio di stomaco, non fareste certo caso alla qualità della cucina, che sforna piatti a velocità warp in maniera sospetta, cosa resa possibile grazie al fatto che questo posto è evidentemente un porto franco dello schiavismo. A parte la mortificazione del sapore, è la convivialità stessa del pasto ad essere sacrificata: a meno che non vi troviate seduti in prossimità delle "isole" di cibo, è praticamente impossibile che i commensali mangino contemporaneamente, visto che non è consigliabile lasciare incustoditi oggetti personali.
La fauna è notevole, almeno di domenica:  Fabio ha provato l'esperienza pre- morte di trovarsi schiacciato tra una donna dalle grosse braccione al vento e un omone tatuato in canottiera, in attesa del proprio turno per far cuocere la carne (nel loro caso, una montagna di carne).
Io sono stata costantemente preceduta da una donna anziana, con maglia acrilica con stampa finto pied de poule, che riempiva sistematicamente il piatto con una quantità di cibo pari al contenuto della vaschetta in alluminio in cui era presentato: ci sono 10 involtini primavera? E lei se li prende tutti. Otto cucchiaiate di pollo alle mandorle? E via! La spazzolatrice riesce a farle stare in un piatto piano, senza farne cadere nemmeno un po'.
E io dietro, forse l'unica a bocca asciutta in tutto il locale. Probabilmente la signora "aveva fatto la guerra" e risentiva della sindrome da buffet, di cui spesso soffrono le persone di una certa età, non trovo altre spiegazioni plausibili.
Insomma, andate al 168 solo se siete molto frustrati e avete voglia di pogare.

martedì 17 aprile 2012

E Biancaneve fece tutto da sola... o no?

Io e Fabio amiamo il cinema: prima che nascesse la Isa capitava che ci andassimo anche due volte la settimana, di solito una prima visione scelta e meditata tra quelle offerte sul Corriere e un film d'essai a caso nella nostra sala preferita, l'Ariosto di Milano. Dal 2007 black out totale: mi sono fatta anche una lista di film da vedere, suddivisa per anno, che occhieggia ogni tanto tra le mie carte, ma con pochissime cancellature. Appena la Isa ha compiuto 3 anni, abbiamo deciso che bisognava festeggiare mettendo alla prova la sua resistenza in una sala cinematografica, così l'abbiamo portata a vedere il film Disney appena uscito, La principessa e il Ranocchio. Ovviamente ha pianto perché c'è una scena con delle maschere voo doo, ma ha resistito. L'anno successivo, Rapunzel è stato un successone: l'ha visto, se l'è goduto e noi siamo usciti speranzosi riguardo al fatto che il giorno in cui avremmo potuto vedere un film, non un cartone animato, al cinema tutti insieme non era poi così lontano. Quest'anno, complice una Pasquetta dal clima autunnale, abbiamo fatto l'ultimo test: siamo riusciti a convincerla che il cartone Pirati era roba da poppanti (probabilmente era divertentissimo, ma in questo caso è irrilevante) e siamo andati a vedere Biancaneve (in inglese Mirror Mirror).
Ve lo consiglio: è divertente, ha delle belle trovate, non annoia gli adulti, e non da ultimo ha dei costumi bellissimi, a metà tra Alice nel Paese delle Meraviglie e Labirinth, film che probabilmente abbiamo visto in cinque o sei (e la protagonista di Biancaneve un po' ricorda Jennifer Connely).
Come "romanzo di formazione" non è male: c'è una ragazzina convinta di non valere nulla, perché così la definiscono tutti, regina cattiva in primis, una "madre buona", la cuoca, che la convince a guardare il mondo esterno con i propri occhi senza paura, degli aiutanti, i nanetti, che le insegnano a credere in se stessa e nelle proprie capacità, finché la fanciulla diventa una donna vera, che si salva rifiutando le lusinghe della vanità e sbaraglia gli avversari con l'intelligenza, l'altruismo e la furbizia.
Happy end in stile Bollywood, e a casa tutti felici.
Finalmente una Biancaneve che non è moscia, petulante e irritante come quella disneyana, anzi, l'inizio del film gioca proprio su questo, sul fatto che la ragazza sia considerata dalla regina e dalla sua corte una lagna pazzesca. In questo caso Biancaneve combatte, rifiuta più volte l'aiuto del principe e dei maschi in generale, dimostra astuzia e senso dell'umorismo (le femministe più convinte probabilmente avranno trovato qualche punto sessista che a me è sfuggito...).
Sono contenta di aver fatto vedere alla Isa un film così e lei è rimasta affascinata anche da un particolare estetico piuttosto lampante: la protagonista ha delle sopracciglia molto importanti ed ha un aspetto diverso dal solito. Mi sono detta, io, portatrice insana di sopracciglia a zerbino, genitrice di una futura schiava di pinzette, finalmente una bellezza nuova, evvai, sono curiosa di vedere chi è questa attrice. Ecco, non dovevo andare a vedere.
Si tratta di Lily Collins, figlia del celebre musicista. Sì sì, proprio quello.
Se andate su Wikipedia e leggete la sua biografia, troverete frasi edificanti del tipo: "in età adolescenziale si appassiona al giornalismo scrivendo per Elle Girl, Seventeen, Teen Vogue e il Los Angeles Time...", e più oltre "viene scelta da Chanel per indossare un suo abito al Ballo delle Debuttanti del 2007 e da Glamour nel 2008 come "Modella internazionale dell'anno", apparendo sulla copertina di agosto 2009".
E' ovvio che non metta in dubbio le sue doti e le sue capacità, nel film mi è sembrata una brava attrice, ma diciamoci la verità, quanti di noi, in età adolescenziale, avrebbero avuto la possibilità di pubblicare qualcosa su un mensile, un settimanale, o addirittura un quotidiano a tiratura nazionale? Credo che la maggior parte di noi non sarebbe nemmeno riuscita a far leggere qualcosa a queste redazioni, che avrebbero prontamente cestinato la nostra mail o la nostra letterina col francobollo. Così ho pensato che questa Biancaneve cominciava a piacermi un po' meno: altroché salvarsi da sola.... diciamo che papino, a voler pensare male, le ha fornito delle bacchette della batteria molto appuntite per farsi strada nel mondo e una rete di conoscenze direi non esattamente del bar del Giambellino... ma io sono maligna. Come la strega.

giovedì 5 aprile 2012

Figurine

Da bambina non ho mai finito un album di figurine.
Forse quello di Magica Emy, ma non sono molto sicura.
Sulle pareti del mio letto pieghevole campeggiavano i santini adesivi di giocatori di calcio che aveva attaccato mio fratello e ogni sera mi addormentavo guardando la faccia di Scirea, quella di Vierchowod e i sopracciglioni di Bergomi, preludio di notti angosciate, piene di sogni cruenti.
Il mio primo album di figurine è stato uno di Barbie, iniziato nel 1984, e che fino a qualche anno fa avevo ancora tra le pile di giornaletti vecchi (ma vecchi vecchi, visto che c'erano anche Tiramolla e Soldino) nella casa che prendevamo in affitto al mare: non c'era una storia, erano solo dei disegni di questa wonder woman bionda che viaggiava in lungo e in largo con splendidi abiti...rispetto a Bergomi, ovvio che Barbie avesse un certo ascendente estetico su di me!
Alla Isa le figurine piacciono solo perchè le può appiccicare sulle porte e sull'amplificatore di Fabio. Fino ad ora, non le avevo ancora preso alcun album, ma su pressione delle amichette dell'asilo ha insistito per avere quello degli "Amici cucciolotti". Un nome, un programma.
Per un po'abbiamo resistito, poi, come sempre, abbiamo calato le braghe e siamo andati in edicola.
Un album inspiegabilmente enorme, con più di 500 figurine, in cui gli animali sono catalogati con parametri pre- Linneo, dove ci sono anche draghi, fatine e adesivi degni dei peggiori "Cioè"anni 90.
Un orrore.
La Isa non ha ancora il senso dello scambio: lei semplicemente regala tutti i doppioni e se riesce a rimediare qualche figurina che non ha, si compiace più che altro per essersi ricordata a memoria quale le mancava. Per quello ha una memoria visiva invidiabile, esercitata con lunghe sessioni di memory.
Insomma, alla Isa non frega niente degli amici cucciolotti, ma visto che se non ha le figurine, le bambine la mettono da parte, allora se li fa piacere.
Giustifico le cinquenni. Capisco un po'meno le madri.
Io e Fabio rimaniamo allibiti quando vediamo queste donne, nel fiore, teoricamente, delle proprie facoltà mentali, compilare febbrilmente lunghissimi elenchi di figurine mancanti, stringere accordi, siglare patti, operare scambi degni di Piazza Affari e criticare aspramente chi non porta ai giardinetti i doppioni. I bambini intorno giocano, si rincorrono, litigano, si picchiano, insomma, fanno i bambini; gli adulti controllano la loro lista, segnano, scambiano, si emozionano per una partita di doppioni giunta dall'amichetto del calcio...insomma, fanno i bambini pure loro.
Noi non abbiamo una lista. Non l'abbiamo fatta. Per questo siamo guardati un po'male. E compriamo anche poche figurine: il nostro album non ha raggiunto nemmeno la soglia aurea delle 90 figurine mancanti (numero massimo che si può richiedere direttamente all'editore).
La Isa sbuffa quando qualche mamma la chiama insistentemente per vedere i doppioni, mentre si sta arrampicando o giocando intorno allo scivolo...probabilmente la credono una povera disadattata, frutto di genitori sventati e poco attenti.
Non ho la lista. E comunque continuo a fare sonni tranquilli.
Magari avessi ancora il santino di Bergomi appeso sul letto...magari mi potrebbe ispirare un sano e giusto comportamento da madre moderna e sempre sul pezzo.

venerdì 30 marzo 2012

Hanami a Milano

La cultura giapponese mi affascina da molto tempo. Nei primi anni di università io e Fabio abbiamo preso qualche lezione e ci siamo messi a leggere libri su libri su questo argomento, siamo andati ad una bellissima mostra su Hokusai (il suo dipinto che preferisco è "La vecchia tigre e la neve", la cui riproduzione è appesa nella nostra camera da letto), abbiamo visitato parecchi musei sull'arte dell'estremo Oriente e ovviamente ci siamo fatti un giro in qualche ristorante. Una delle mie più care amiche è sposata con un ragazzo giapponese, lo svago del venerdì con la mia collega preferita è pranzare al giapponese dietro l'ufficio, un amico che ora non c'è più era stato in Giappone per un anno e mi aveva raccontato tanti aneddoti molto divertenti e curiosi...insomma, quando sento racconti sul Giappone, mi fermo sempre ad ascoltare e mi piacerebbe andarci, prima o poi.
Oggi ho avuto il mio angolo di Giappone a casa, in giardino, e mi sono emozionata.
L' Hanami è la tradizionale usanza di ammirare la fioritura degli alberi e di contemplarne la bellezza. E' una cosa importante, ci sono anche appositi servizi meteo che si occupano di prevedere quando sbocceranno i meravigliosi fiori dei Sakura, i ciliegi, evento che avviene tra la fine di marzo e i primissimi giorni di maggio, a seconda della città. 
Anche a New York, al Brooklyn Botanic Garden, dove ci sono parecchi di questi alberi donati dalla città di Tokyo, molti si dedicano alla contemplazione dello sbocciare dei fiori: ci sono feste, incontri, celebrazioni, e non è solo un'attività per poeti, ma anche un pretesto per farsi un bel pic nic fuori quando arriva finalmente la primavera. Sono rimasta stupita nel vedere tanto interesse (c'è addirittura un video in time laps che mostra la fioritura dei ciliegi al BBG), e ho scoperto che anche a Roma, presso il Lago dell'Eur, lungo la Passeggiata del Giappone, si festeggiano i Sakura donati da Tokyo, evento ben poco pubblicizzato, rispetto a quanto viene fatto sul sito del Brooklyn Botanic Garden! E' un vero peccato...
A Milano non ci sono iniziative di questo tipo, non mi risulta che ci siano piante da osservare, a parte il ciliegio nano che ho comprato poco poeticamente alla Coop quattro anni fa, appena trasferiti, e che ho piantato in giardino. Avevamo pulito per bene la selva di erbacce, che in dieci anni di abbandono avevano preso possesso di tutto lo spazio, e dovevo prendere un po'di terra e semi. Quando ho visto questo alberello, ho deciso di prenderlo come buon auspicio per la nuova casa e per la mia famiglia: è bello pensare ad un albero che cresce forte insieme a noi e ci ripaga delle nostre fatiche con la sua ombra, i suoi fiori e i suoi frutti. Già mi vedevo in un quadretto degno dell'Arcadia, a leggere sotto al mio rigoglioso ciliegio, ma nella realtà, fino ad ora, il mio povero alberello si è solo allungato (i due metri li ha superati), rimanendo sempre un po'pelaticcio e soprattutto senza mai fare un fiore.
Mai uno. Un affronto. E anche un problema di autostima, visto che nel cortile, tra i possessori di giardino, c'è una tacita guerra a chi ha le piante più belle, fiorite, fruttificatrici... ci sono persone che si vantano di raccolti di olive da un solo ulivo, che potrebbero equivalere ad una fornitura di olio per 24 mesi...e io? Il mio ulivo è storto e fa delle olivine piccole come capocchie di spilli, il mio rosmarino è composto da quattro rametti bislunghi e giallini, il lampone farà una quindicina di frutti all'anno. Si salva solo la salvia, che vive nonostante sia abbandonata alla mercè degli eventi atmosferici. 
Forse vive proprio per quello.
Oggi sono uscita in giardino a raccogliere due foglioline di salvia per il petto di pollo e lì, tra il lusco e il brusco, vedo tra i germogli verdi tre fiori bianchi. Tre fiori. Improvvisamente. E io dov'ero mentre accadeva questa meraviglia?
Davo talmente per scontato che quel "pelandrone del ciliegino" (come lo chiama la Isa) non avrebbe fatto nulla, che mi sono persa il momento dello schiudersi. 
Devo tenerlo a mente come insegnamento generale per il futuro: magari rischio di perdermi qualcosa di altrettanto meraviglioso e poetico.

venerdì 23 marzo 2012

Essere altro

Credo che ai più sia sfuggito, ma nel 1999, quando ero matricola all'università e potevo andare agli spettacoli pomeridiani, uscì al cinema Essere John Malkovich, uno dei miei film preferiti in assoluto.
La trama è piuttosto complicata e non sono in grado di riassumervela in poche righe: vi basti sapere che il NY Times all'epoca lo definì un "vaudeville metafisico", espressione che mi ha subito riportato alla mente quella scena di Caro diario di Moretti, in cui al critico cinematografico vengono rinfacciate le sue recensioni più assurde ("cappelli deliranti" per me è diventata l'etichetta con cui classifico film troppo concettuali e poco digeribili).
E' stato il primo film di Spike Jonze e pure l'ultimo che io abbia visto (ho iniziato Il ladro di orchidee due volte, ma non sono mai riuscita a finirlo): conosco questo regista solo per aver diretto parecchi video musicali, tra cui  Praise You di Fatboy Slim, che mi diverte sempre vedere.
Tornando al film, non credo sia stato un gran successo al botteghino, nonostante vantasse, oltre ad una sceneggiatura brillante, un cast non certo formato da sconosciuti, visto che Cameron Diaz nel '99 significava sicuro successo di pubblico: non è un film su personaggi vincenti, ma su persone fallite e molto meschine, spesso imbarazzanti e forse il fatto che la Diaz fosse parecchio sciatta e imbruttita non ha giovato a richiamare i suoi fans.
Io trovo che sia un film molto bello, divertente e angosciante insieme: la scena di culto è quella in cui John Malkovich entra nella sua stessa mente (decisamente leggetevi la trama su Wikipedia) e vi trova un'infinità di persone, uomini e donne, che dicono una sola parola, "Malkovich".
Perchè questa parentesi cinematografica? Perchè da un po' di tempo a questa parte mi capita la sera di desiderare di essere altro.
Non famosa o ricca, non è questo che cerco (anche se un bonifico improvviso fa sempre piacere), mi piacerebbe essere una di quelle persone che si sentono bene nei propri panni, che non hanno sempre e solo dubbi e che si mettono poco in discussione.
Poi non so se mi piacerei davvero, perchè di solito fuggo di fronte a è così. Insomma, qui scatta il problema del non essere mai contenti, che a volte serve per migliorarsi, ma altre volte ti affossa in un pantano di non sono all'altezza, perchè non sono così, perchè sono troppo cosà...
Vorrei essere altro, ma alla fine non so nemmeno io cosa, perchè non ho molta fiducia nel genere umano. In questo momento l'unico essere felice in assoluto, nonostante l'addio ai testicoli, mi sembra il mio gatto Ozzy...quasi quasi faccio un remake del film: Being Ozzy the Cat